GIRA LA VOCE - 14

PERCHÉ NESSUNO DICA … «IO NON LO SAPEVO»

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Carissimi,
non è sempre facile fare festa. A volte le feste nella vita delle persone sono un tormento. C’è chi è disturbato dal rosso del calendario. Qualcuno vorrebbe fare un salto e ritrovarsi nuovamente e subito nell’ordinario senza permettere che la festa lo beffeggi e rida di lui che non sa lasciarsi trascinare nel vortice dell’allegria. Per molti è difficile farsi contagiare dal gaudio della festa perché ricordano subito le persone care che non ci sono più e situazioni che non si potranno mai più rivivere. Non è sempre facile fare l’albero o il presepe; vestire di natale la casa; pensare ai regali o entusiasmarsi per preparare una cena buona e raffinata se poi non hai con chi condividerla. Coraggio, per tutti quelli che fate fatica, coraggio. La festa cristiana non è uno stato d’animo, ma un fatto; non è una sensazione ma un evento; non dipende da noi ma da Qualcun’ Altro; non la facciamo noi. Noi veniamo solo invitati. Non creiamo noi l’evento, ma è un fatto che ci sorprende, ci raggiunge e ci interpella. Certo, spesso c’è bisogno di angeli che aiutano a rendersi conto che lì dove noi non vediamo niente di nuovo c’è qualcosa d’importante; lì dove noi vediamo solamente l’ovvio c’è l’inedito. Per fare festa dobbiamo pulire i nostri occhi per poter vedere che la storia non va alla deriva, che non ci aspetta la catastrofe, che non è vero che tutto finisce, si perde e si consuma, che non è scontato lo disfacimento delle cose e la decadenza progressiva e inesorabile anche del nostro corpo e di tutto quello che costruiamo, che l’inverno non è l’ultima stagione … per gioire bisogna stropicciarsi gli occhi e abilitarli a riconoscere la vita che avanza, la vita che si ostina, i segni di tante cose che nascono, la bellezza che non si stanca di sorprenderci e di incantarci, tante cose che cominciano e ricominciano, tanti germogli e gemme che riempiono le giornate, il sole che brilla per noi, la terra che ci sostiene, le stagioni che cambiano scena continuamente e rendono sempre nuovo lo spettacolo nel quale ci muoviamo, il sorriso, una gentilezza, un gesto affettuoso, una premura inaspettata, una parola di conforto e di consolazione. Ma non basta aprire gli occhi e neanche stropicciarli, non è sufficiente correggere la vista, mettere gli occhiali o usare un buon collirio, ci servirebbe un vero miracolo capace di aiutarci a vedere tutto secondo verità e a farci piangere di gioia.
È bello in questi giorni vedere come la gente corre e porta addosso e dentro una bellissima frenesia: quella di fare regali, di non dimenticare nessuno, di non trascurare nessuno di quelli che gli hanno fatto del bene, di pensare a tutti magari anche solo con un messaggio. Che bella questa santa frenesia. Ma il Natale arriva per ricordare che noi facciamo regali e ci facciamo contagiare da questa volontà magica e ingenua di raggiungere tutti perché nella vita noi per primi siamo stati raggiunti, avvicinati, Qualcuno ci ha detto “ti amo” con il sangue, abbiamo ricevuto tanto. Anzi per dire tutta la verità: abbiamo ricevuto tutto. Noi viviamo di regali che riceviamo. Noi viviamo di abbondanza che ci travolge generosa e discreta e non di ricchezze che accumuliamo con competenza e genio. Abbiamo ricevuto tutto. E questa generosità non si spegne e non si stanca. E non solo. Non ha questa santa frenesia di pensare a noi solo a dicembre. E non lo fa perché siamo stati buoni. E oltre a tutto il resto ci dà pure Se Stesso. Buon Natale.

Il Signore vi benedica
p. Emanuele, p. Mario e p. Luigi