Carissimi,
la vita cristiana per rimanere fedele a Gesù deve oscillare tra il “seguimi” che segna l’incontro iniziale con Lui e tutto il viaggio della vita e l’“andate” che ci strappa dalle preoccupazioni personali e ci contagia delle preoccupazioni del Padre. Il disegno di Dio è che nessuno si perda. Un discepolo di Gesù non può rimanere di fronte allo specchio a misurare e ammirare, in maniera maniacale, le sue virtù. Bisogna partire! Certamente non per il gusto del viaggio. Ma per raggiungere qualcuno. Arrivare a qualcuno come qualcuno è arrivato a noi. La fede, ripetiamo spesso, è un dono. Non è il frutto di continue introspezioni, ma il regalo di sorelle e fratelli che prima di noi hanno visto e gustato quanto è buono il Signore.
Seguimi non esaurisce la vita cristiana.
C’è un dialogo pasquale tra Gesù Risorto, scambiato per un giardiniere, e Maria di Magdala (che da quando aveva sperimentato la misericordia non si stacca più da Lui e lo segue fino a Gerusalemme) che potrebbe diventare il tema di questa missione che vogliamo vivere come comunità. Dopo che si sono riconosciuti il Risorto dice a Maria (l’apostola degli apostoli) “Non mi trattenere… ma va’ dai miei fratelli…” (Gv 20,17).
Non tenermi solo per te! Non impossessarti del Vangelo! Non fermare la sua corsa verso i confini della terra! Permettimi di raggiungere anche gli altri! (Mc 1,38) Va’ dai miei fratelli!
Probabilmente alla nostra comunità il Signore direbbe prima “…alzati… e va’ dai miei fratelli”. Grande è la tentazione di fermarsi a curare la nostra vita dimenticando quella degli altri. Chi viene imprigionato in questa preoccupazione si ammala più di quanto riesca a curarsi.
Alzati comunità di S. Paolo Apostolo che vivi a Rende nell’università della Calabria. Non mi trattenere, ma va’ dai miei fratelli e porta loro il profumo del Vangelo.
Non dobbiamo moltiplicare i numeri, non dobbiamo diventare più forti e copiosi, non dobbiamo seguire il fascino dei risultati, ma dobbiamo soltanto accettare la nostra missione di essere sale nel posto che abitiamo. Non dobbiamo muoverci per un restyling della nostra comunità o per chi sa quali altre ragioni.
C’è un invito del Risorto ad uscire fuori e ad andare verso gli altri e c’è il grido di molti fratelli e sorelle che con il loro dolore bussano alla nostra porta. Le Scritture parlano di un tempo in cui si comincerà a sentire una fame diversa da quella che affiora ogni giorno prima di sederci a tavola, una fame di Parola di Dio, una fame di luce, una fame di speranza, una fame di vita nuova.
Siamo tutti interpellati. Non si tratta di fare sermoni o catechesi o trattati di teologia, ma di uscire e cominciare a sentire questa fame che c’è nell’aria e vincere la tentazione di rimanere seduti alla tavola imbandita dei doni che non possiamo tenere solo per noi.
Il Signore vi benedica.
p. Emanuele, p. Francesco e p. Amedeo
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