Carissimi,
chissà quante meraviglie nascoste ci sono in tutte le cose che facciamo. Noi vediamo solo una faccia della realtà. Quella che raggiungono i nostri poveri occhi, ma c’è uno spettacolo sotto le pieghe dei fatti che in genere ci sfugge. A volte c’è qualche piccolo spiraglio o qualche indizio inaspettato che ci fa venire il felice sospetto che c’è una ricchezza nascosta nel grembo delle vicende.
Grazie ragazzi e ragazze che avete voluto condividere con noi il filo nascosto di questa esperienza che è una festa per tutta la nostra comunità. Ma l’allegria si moltiplica quando ci permettete di affacciarci nel vostro universo così bello e carico di poesia e di voglia di vita, voglia di dare, voglia di crescere, voglia di pace, voglia di fare cose importanti, voglia di non stare a guardare, voglia di correre per qualcosa di grande, voglia di spendersi con la gioia sul volto e senza calcoli, voglia di fare della vita una festa preparata per qualcuno e non una triste giostra dove giriamo da soli a gustare le nostre povere soddisfazioni.
Si è acceso un fuoco nel vostro animo! Non spegnetelo. Mai. Che sia capace di tenervi vivi e di portarvi lontano a incendiare tutto. Si è acceso il fuoco che Francesco di Assisi definiva bello e giocondo, robusto e forte, il fuoco di non vivere per sé, di non perdersi dietro a se stessi, di non lasciarsi ingolfare dalla sola preoccupazione per quello che ci piace, di non morire specchiandoci in una bellezza che non ci convincerà mai, di non inseguire il nostro benessere per rimanere poi intrappolati in un inferno che ci facciamo con le nostre stesse mani.
Si è acceso un fuoco non spegnetelo.
Il fuoco va alimentato. Se non mettete legna sulla fiamma che divampa vi ritrovate solo con la cenere e potreste cominciare a dubitare che la bellezza che avete sperimentato nei giorni del Grest, in cui la vostra dedizione vi ha appagati, è qualcosa che non serve e che non paga, qualcosa che non cambia niente e tempo del tutto perso.
L’ho imparato da bambino. Nelle mattine fredde d’inverno in una qualsiasi casa il primo che si alza fa la cosa più necessaria: accendere il fuoco. La prima a casa mia ad alzarsi era sempre mamma. Ed era lei che metteva in moto tutta la vita, che rianimava, che accendeva la vita, che ogni giorno risvegliava il miracolo di ricominciare, il miracolo di rimettersi in piedi e di partire ognuno per le proprie occupazioni…
Mi piace l’idea che voi possiate essere uomini e donne che accendete fuochi e che aiutano altri ad alzarsi quando è faticoso e quando il tempo e la voglia non aiutano a mettersi in piedi. Che possiate accendere fuochi. Sì perché la casa non basta per vivere la vita se non c’è il fuoco.
Sì ci vuole un fuoco che rende più facile alzarsi quando è freddo, quando è buio, quando ogni slancio è prosciugato. Il fuoco è la spinta a non rimanere in una situazione comoda che non convince, è la spinta per ritrovare interessante la vita e per ricominciare.
Custodite il fuoco che avete sperimentato facendo gli animatori e ricordate sempre la gioia vera e genuina che vi ha lasciato per sapere, lungo la strada, dove vi aspetta la gioia che non tradisce. Grazie a ciascuno di voi. La nostra comunità è fiera di voi. Il Signore vi benedica.
p. Emanuele, p. Francesco e p. Amedeo

--> continua a leggere il PDF (icona grigia in alto) -->
Seguici: