Carissimi,
si avvicina il mese in cui ricordiamo i nostri cari defunti e le nostre care defunte. Noi siamo figli di una storia. Ricordare i nostri cari che hanno camminato con noi e che hanno già terminato la loro corsa in questa avventura nel mondo non è una semplice nostalgia affettiva ma l’esigenza di guardare alle nostre radici, la necessità di vedere da dove veniamo per comprendere meglio chi siamo. Gli africani dicono che per crescere un figlio ci vuole un villaggio. C’è il rischio di dimenticare lungo il viaggio tutto il mondo che ci circonda, ci sostiene, ci aiuta a crescere, ci insegna a camminare, ci apre gli occhi, ci dà una mano, ci rialza, ci sfama, ci sveglia, ci aspetta, ci scalda, ci salva dalla solitudine, ci accompagna… noi simo figli di una storia che non possiamo dimenticare e non possiamo cancellare. Non siamo legati solo a chi ci sta accanto, siamo legati anche a chi viene prima e a chi viene dopo di noi. Questo è un tempo per cantare. Sì cantare la nostra gratitudine per tutto quello che la vita ci ha dato, senza darlo per scontato, senza considerarlo un diritto, ma guardandolo come un regalo.
Penso alla dolce e discreta presenza di nonna Maria nella nostra casa già molto affollata. Alla figura di papà che riempiva di allegria anche i momenti più difficili e insegnava a tutti i suoi bambini ad amare la fatica come una forma adulta e vera di amore. Penso a mamma che tutte le mattina metteva in moto la casa e che alla fine della giornata spegneva le luci perché tutti potessero addormentarsi nella pace. Penso a Dina che abitava a fianco a casa nostra con Antonio e che condivideva con noi i prodotti della terra e sull’uscio della porta portava notizie liete oppure divideva con noi i pesi della vita. Penso a p. Lino che la malattia costringeva a rimanere curvo su se stesso e gli nascondeva ormai il volto ed era sempre una meraviglia quando abbassandomi per cercare la sua faccia trovavo sempre un sorriso meraviglioso che mi aspettava. Penso a Celeste che quando arrivava riempiva di profumo i locali della parrocchia e dava ad essi un tocco di bellezza, di delicate attenzioni, di generosità discreta. Penso a Maria Rosaria che tutte le mattine si presentava puntuale a pregare con noi e che seguiva con giusta preoccupazione la vita dei suoi figli e quella di tutti i giovani per cui lavorava all’Unical. Penso a Ennio che dopo aver saputo della sua malattia mi viene a cercare per prepararsi al meglio all’incontro con Dio. Durante il sacramento dell’unzione che abbiamo celebrato insieme abbiamo pianto tutti cercando di fare l’atto di fiducia più difficile. Penso a Paola che piena di entusiasmo per la parola ascoltata va dagli amici e li invita a venire in parrocchia perché non si perdessero il bene che lei aveva appena conosciuto. Penso a P. Aldo che girava in mezzo a noi con un ritmo lento che non lasciava indietro nessuno.
Penso a tantissimi fratelli e sorelle che sono stati un regalo inaspettato e meraviglioso che ho colto solo in parte.
La commemorazione dei nostri cari defunti diventi l’opportunità per cantare la nostra gratitudine. Per mettere a fuoco questa lunga e dolce litania di nomi propri che abbiamo avuto il privilegio di avere accanto.
Non basterà il mese per dire grazie. E lo faremo accanto a Cristo che con la sua morte e risurrezione ha illuminato questo orribile distacco.
Il Signore vi benedica
p. Emanuele, p. Francesco e p. Amedeo
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