TESTIMONI D.O.C.
Carissimi,
la frase ha fatto fortuna. Forse è la più gettonata nell’«hit parade» delle citazioni conciliari. Ed è difficile che uno non sappia indicarne l’appartenenza al primo paragrafo della «Gaudium et Spes», là dove, parlandosi dei discepoli di Cristo, si dice che «nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore».
Non mi va di indugiare, con ulteriori variazioni sul tema, intorno a questa così celebre espressione.
Dopo aver ripetuto ancora una volta che le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi sono simmetricamente presenti anche nella esperienza dei cristiani, non saprei aggiungere null’altro di nuovo.
Ma ecco un lampo di fantasia! Ho provato a rovesciare i termini del discorso. Ed è venuta fuori un’affermazione, con un tasso di verità non certo inferiore alla prima, che a me sembra di straordinaria suggestione: «nulla vi è di genuinamente cristiano che non trovi eco nel cuore degli uomini d’oggi».
Tradotto in lingua corrente, questo scambio simmetrico di termini suggerisce per lo meno un paio di cose.
Anzitutto, che il mondo d’oggi, pur così distratto, si lascia ancora colpire dalla coerenza dei cristiani. Sono le parole, semmai, a lasciarlo indifferente. A non fargli né caldo né freddo, sono le affermazioni di principio quando non trovano riscontro nella vita. A fargli cambiare canale, insomma, è l’insignificanza dei programmi che si prolungano nell’accademia e si esauriscono nel vaniloquio. I fatti concreti, però, riescono a sedurlo. Le scelte di vita lo interpellano con forza. E gli schermi dei suoi radar, anche se non registrano sempre la presenza dei maestri, registrano puntualmente quella dei testimoni.
In secondo luogo, che la testimonianza offerta agli uomini d’oggi, se vuole trovare eco nel loro cuore, deve essere «genuinamente» cristiana. Genuinamente. Col marchio di origine controllata, cioè. Perché la gente, insospettita da un mercato così pieno di contraffazioni, è diventata guardinga. Si accorge subito quando una bottiglia, di classe, ha solo l’etichetta. Forse non coglie al volo le sofisticazioni alimentari, ma per le adulterazioni spirituali ha un fiuto prontissimo. Col gusto raffinato che si ritrova, insomma, l’uomo moderno distingue immediatamente l’argento dalla carta stagnola, l’oro zecchino dal metallo di bassa lega, il vero diamante dall’imitazione in fibra sintetica.
Concretezza, quindi, e autenticità.
È su queste coordinate, da rintracciare non nelle carte nautiche dei libri edificanti ma nella vita pratica dei cristiani veri, che gli uomini d’oggi, per quanto scettici o lontani, increduli o indifferenti, potranno incrociare la loro rotta con quella di Gesù Cristo.
Il perdono senza riserve verso chi ti ha distrutto l’onore e gli affetti, come quello accordato da Letizia agli uccisori di suo padre la notte di capodanno del 1987 nella cattedrale di Reggio Calabria, ha una forza di gran lunga più efficace di quella che può avere una tavola rotonda di esegeti che commentano il brano di Luca: «amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano».
La gioia francescana con cui Rosaria, esuberante ragazza della mia città, dopo aver conseguito la laurea in medicina ed essersi specializzata in pediatria, ha lasciato famiglia, ricchezze e prospettive di carriera, per servire Gesù Cristo come suora missionaria in Biafra, all’uomo miscredente di oggi pone e risolve il problema dell’esistenza di Dio meglio di quanto non facciano le cinque vie di San Tommaso.
Lo stile di vita di Angelo, segretario della Caritas cittadina, che è conosciuto da tutti per la disponibilità e per l’entusiasmo convinto che mette nelle cose, e che ultimamente ha preso in affido un bambino spastico a far cinque con gli altri quattro suoi figli, convince la famiglia di anticlericali, che abita nello stesso condominio, più di tutti i bollettini parrocchiali che gli inquilini ogni mese trovano nella cassetta della posta.
La solidarietà concreta di tanti anonimi cristiani che, lontani non solo dalle luci della ribalta pubblicitaria, ma anche dalle lusinghe del calcolo, introducono in casa loro profughi albanesi e marocchini, e che, di null’altro desiderosi se non di aiutare il Signore nomade sulle strade del mondo, si prodigano a favore dei poveri e degli emarginati, è il commento più credibile alle parole del Signore: «Avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero nudo e mi avete vestito, malato e mi avete fatto visita…».
Ci sono delle prediche, insomma, che gli uomini d’oggi vogliono vedere con gli occhi e non ascoltare con le orecchie. Il rispetto dell’altro: ma vero, non fittizio. Il riconoscimento della dignità di ogni essere umano: ma portato fino in fondo, e non di facciata soltanto. Il rifiuto di ogni violenza: ma radicale, fino a pagarne il prezzo con la propria pelle. L’impegno a favore di un mondo più giusto e più libero: ma tenace e disinteressato, non fatto di parole soltanto.
Ecco i valori «genuinamente» cristiani che trovano eco nel cuore degli uomini d’oggi.
Che poi sono riassumibili nella fede in Dio, nella speranza di un futuro migliore, e, soprattutto, nella carità per i fratelli più poveri.
Perché, se la fede ci fa essere credenti e la speranza ci fa essere credibili, è solo la carità che ci fa essere creduti.
+ don TONINO BELLO